Storia della facoltà

Origini e storia della Facoltà giuridica triestina

 

La questione della Facoltà giuridica italiana a Trieste

L'aspirazione delle popolazioni italiane dell'Austria ad avvalersi di proprie istituzioni universitarie, una volta che quelle di Padova erano state ricongiunte al Regno d'Italia, si manifesta ripetutamente nella seconda metà del secolo XIX e nel primo decennio di quello scorso con la richiesta di una facoltà di giurisprudenza, per la cui sede si indica prevalentemente Trieste. La diversa soluzione seguita dal governo austriaco di integrare i corsi della facoltà giuridica di Innsbruck con corsi paralleli in lingua italiana, avviata a partire da1 1865, aveva incontrato l'opposizione della popolazione locale e degli stessi ambienti accademici. La necessità di una università italiana autonoma venne riconosciuta e deliberata dalla dieta del Tirolo nel 1901 e i delegati italiani nella stessa si espressero a favore del suo insediamento a Trieste. Per parte sua, la dieta di Trieste da tempo propugnava tale soluzione, che a più riprese aveva ottenuto accoglimento da parte della Camera dei Deputati in Vienna; con voto del 1887 il Consiglio comunale di Trieste aveva inoltre messo a disposizione del governo mezzi finanziari e un edificio per la costituzione della facoltà. Il governo austriaco si determinava, invece, ne1 1904, per l'istituzione a titolo provvisorio della Facoltà giuridica italiana autonoma ad Innsbruck; questa, inaugurata il 3 novembre 1904, dovette immediatamente essere chiusa per la sollevazione della popolazione locale e la distruzione dell'edificio che la ospitava. Negli anni successivi, la questione rimase irrisolta per l'effetto paralizzante delle diverse opposizioni alle soluzioni prospettate, mentre si ripetevano voti degli organi politici, dimostrazioni popolari e tafferugli tra studenti nelle università austriache. Scartata come sede possibile per la facoltà Rovereto, una soluzione di compromesso veniva prospettata con la istituzione provvisoria della facoltà a Vienna, in vista di un suo futuro trasferimento a Trieste. La proposta era considerata con favore dai rappresentanti italiani alla Camera dei Deputati, ma osteggiata da altri gruppi, nonché da ambienti dell'amministrazione e dell'esercito. Allo scoppio del primo conflitto mondiale nulla era stato ancora deciso.

 

Giacomo Venezian

Largo era il numero dei giovani triestini che si recavano a compiere gli studi universitari nel Regno d'Italia, con preferenza per le Università di Padova e Bologna, per gli studi giuridici, e Firenze per quelli letterari. In quest'ultima sede, un gruppo di giovani particolarmente attivo, tra i quali primeggiavano Slataper e i fratelli Stuparich, entrato in contatto con il movimento letterario che faceva capo alla rivista La Voce, ebbe un ruolo fondamentale di collegamento tra la cultura triestina e quella nazionale. I primi due quaderni de La Voce, editi nel 1910, furono opera di Ferdinando Pasini, trentino di nascita e poi professore a Trieste, intitolata La Università italiana a Trieste. Tra i giuristi emerge con valore emblematico la figura di Giacomo Venezian, nato a Trieste nel 1861 in famiglia di antiche tradizioni patriottiche, nipote di un caduto nella difesa della Repubblica Romana e cugino di Felice Venezian, il maggior esponente politico del movimento liberal-nazionale a Trieste. Giacomo Venezian fu attivo fin dai più giovani anni nel movimento irredentista; arrestato, incarcerato per nove mesi, poi processato e prosciolto, si recò in Italia per seguire gli studi di giurisprudenza a Bologna e ivi laurearsi. Intrapresa la carriera universitaria, fu professore incaricato a Camerino, quindi titolare di cattedra a Messina e poi a Bologna per il diritto civile, dando fondamentali contributi alla disciplina con le opere sull'usufrutto e la causa dei contratti. Sempre animato da passione politica e civile irredentista fu tra i fondatori della Dante Alighieri, consigliere comunale a Bologna. All'atto dell'intervento del1'Italia nel primo conflitto mondiale, chiese e ottenne di essere assegnato in servizio attivo al fronte e trovò morte eroica alla guida del suo reparto nell'assalto di posizioni austriache a Castelnuovo nel Carso i1 20 novembre 1915. Alla sua memoria fu conferita la medaglia d'oro al valor militare.

 

Le scienze giuridiche nell'Università degli Studi economici e commerciali

Con il passaggio alla sovranità italiana a seguito del primo conflitto mondiale, Trieste inizia a sviluppare le proprie prime istituzioni di studi superiori e universitari. Il regio decreto-legge 7 novembre 1920, n. 1667, trasforma, con l'aggiunta di un terzo anno di corso, in "Istituto Superiore di Studi Commerciali", parificandolo ai consimili istituti italiani, la Scuola di Commercio fondata nel 1877 con fini di preparazione professionale, in attuazione di un lascito a ciò diretto del barone Pasquale Revoltella, protagonista della Trieste emporiale ottocentesca e grande mecenate della cultura e dell'arte. Un quarto anno venne aggiunto nel 1921 all'ordinamento degli studi e quindi, in seguito alla assimilazione degli Istituti superiori alle Università, al voto del corpo docente e all'impegno finanziario del Comune di Trieste, che devolveva i fondi raccolti sotto la dominazione austriaca per la realizzazione dell'Università, l'Istituto superiore veniva costituito, con regio decreto 8 agosto 1924, n. 1338, in "Università degli studi economici e commerciali", comprendente la sola Facoltà di Scienze economiche e commerciali. Primo Rettore ne fu un giurista, Alberto Asquini. La parte degli insegnamenti giuridici nell'ordinamento degli studi della nuova Facoltà era considerevole e docenti di grande valore scientifico si succedettero nella titolarità degli stessi. Tra questi, menzione speciale va fatta per lo stesso Asquini, titolare della cattedra di Diritto commerciale, e Gabriele Salvioli, di Diritto pubblico e internazionale. Per sua iniziativa, nella Facoltà venne istituito un seminario di diritto comparato, primo nucleo di quello che fu in seguito l'Istituto di Diritto comparato e poi l'Istituto di Diritto internazionale e Legislazione comparata. L'Istituto si fece promotore di un Bollettino, annesso alla rivista Il Foro della Nuove Province, che costituì la prima pubblicazione giuridica periodica triestina. Contributi scientifici nelle materie giuridiche apparivano regolarmente inoltre negli Annali dell'Università che dal 1939 assumono la denominazione di Annali Triestini di Diritto, economia e politica.

 

L'istituzione della Facoltà di Giurisprudenza

Dal 1° dicembre 1930 il Rettorato veniva assunto da Manlio Udina, titolare della cattedra di Diritto internazionale, nativo di Visignano d'Istria. L'impegno da lui coerentemente e costantemente profuso per il potenziamento dell'Università triestina otteneva infine successo grazie all'appoggio del Ministro dei Lavori Pubblici dell'epoca, il triestino Cobolli Gigli, e alla favorevole disposizione del ministro dell'Educazione Nazionale Bottai. Questi, in una visita effettuata all'Università il 15 maggio 1938, annunziava l'istituzione della nuova Facoltà di Giurisprudenza, ordinata nei due corsi di laurea in giurisprudenza e in scienze politiche. Il regio decreto 8 luglio 1938, n. 252 così quindi disponeva, al contempo stabilendo che, ormai costituita da due Facoltà, l'Università degli Studi economici e commerciali assumesse la denominazione di Università degli Studi. Il successivo regio decreto n. 1900 del 15 novembre 1938 approvava la convenzione per la istituzione e il funzionamento della Facoltà di Giurisprudenza, intervenuta tra l'Università, il Comune, la Provincia e gli Ospedali Riuniti di Trieste, nonché disponeva l'istituzione del ruolo organico dei docenti, previsto in tredici professori di ruolo. Nel corso della sua visita a Trieste, il 18 settembre 1938, il Capo del Governo annunziava l'intendimento di sviluppare e completare l'Università di Trieste, dotandola di tutte le facoltà, e poneva la prima pietra della nuova sede. L'Università riceveva quindi il suo nuovo Statuto con il regio decreto 20 aprile 1939, n. 1050; l'ordinamento degli studi comprendeva per la laurea in giurisprudenza diciotto insegnamenti fondamentali e tre complementari da scegliere in un elenco di dodici. Si disponeva che della Facoltà facessero parte gli Istituti di Diritto privato, Diritto pubblico interno, Diritto internazionale e legislazione comparata, Storia del diritto, Scienze politiche, tutti ancora esistenti, salvo l'ultimo scorporato all'atto della costituzione della Facoltà di Scienze politiche. La Facoltà iniziava a funzionare regolarmente nell'a.a. 1938-39, con organico pressoché completo di dodici titolari di cattedra; la prima lezione veniva svolta alle ore 9 del 30 novembre 1938 dal prof. Andrea Piola, straordinario di Diritto ecclesiastico.

 

La guerra, l'occupazione tedesca, la resistenza

Il secondo conflitto mondiale bloccò l'ulteriore sviluppo dell'Università di Trieste e mietè vittime tra i suoi studenti. L'anno accademico 1942-43 si inaugurava, il 5 novembre 1942, con una Messa al campo e il conferimento della laurea ad honorem a quattordici studenti caduti. L'armistizio e il conseguente disfacimento dell'esercito italiano portava all'occupazione tedesca di Trieste, che veniva quindi assoggettata all'amministrazione diretta delle autorità militari nel quadro dell'Adriatische Künstenland. Come reazione alla gravità degli eventi e riaffermazione del carattere italiano della città e dell'Università oltre che dei valori universali della cultura, sotto impulso del Rettore Mario Viora, il Corpo accademico, con propria autonoma deliberazione retrodatata al 13 settembre 1943 istituiva la Facoltà di Lettere, al cui primo funzionamento cooperarono come titolari di insegnamento più professori della Facoltà di Giurisprudenza. Pur nei tempi bui dell'occupazione militare straniera e della guerra in corso, la Facoltà poté continuare a funzionare, con organico ridotto. Perdette uno dei suoi più giovani e promettenti docenti, Luigi Cosattini, udinese, chiamato nell'a.a. 1943-44 a ricoprire per incarico l'insegnamento di Istituzioni di diritto privato e di Diritto civile. Di famiglia friulana di grandi tradizioni socialiste ed antifasciste, Cosattini si era presto distinto come valente studioso del diritto civile sotto la guida di Santoro Passarelli, ottenendo nel 1939 1a libera docenza. Accanto all'attività scientifica, che si manifestava con numerose pubblicazioni, Luigi Cosattini si impegnava nel movimento di resistenza al fascismo aderendo nel 1942 al Partito d'Azione, in una riunione costitutiva che si tenne a Treviso con la partecipazione di Ugo La Malfa. Avvalendosi delle occasioni di viaggio connesse all'insegnamento in più sedi, Cosattini fu attivissimo nello svolgere azione di collegamento tra i gruppi clandestini, non sfuggendo infine alla polizia tedesca che lo arrestò a Udine e incarcerò quindi a Trieste il 28 febbraio 1944. Da qui venne deportato in Germania, prima nel campo di Buchenwald, poi in quello di Achersleben. Scomparve negli ultimi giorni dell'aprile 1945, a seguito della fuga nel corso dell'evacuazione del campo di internamento, dopo essersi eroicamente prodigato a sostegno e difesa dei compagni di prigionia. Tra i propri laureati la Facoltà ricorda poi Vinicio Lago, medaglia d'argento della guerra di Liberazione, caduto in Friuli negli ultimi giorni del conflitto. Tenente dell'esercito italiano, egli era stato paracadutato in Friuli per stabilire contatti con le formazioni partigiane ivi operanti e consentirne il collegamento con il C.L.NA.I. e, corrispondendo a questo incarico, svolse un'opera preziosa di informazione e coordinamento.

 

La Facoltà e la questione di Trieste

Dopo il breve, drammatico periodo dell'occupazione jugoslava, dal 12 giugno del 1945 Trieste è amministrata dalle autorità militari anglo-americane di occupazione. A seguito del Trattato di pace con l'Italia, firmato il16 settembre 1947, tale occupazione si prolungava a titolo di regime provvisorio in vista della costituzione dell'ordinamento del Territorio Libero di Trieste come entità territoriale autonoma. Nonostante il regime di occupazione, i docenti dell'Università eleggevano, nel luglio del 1945, il prof. Salvatore Satta, ordinario di Diritto processuale civile, a Commissario per l'Università, riconosciuto quindi dalle autorità militari con il titolo di pro-rettore. Quindi, in applicazione della nuova legge italiana nel frattempo intervenuta, veniva eletto Rettore dal Corpo accademico, a partire dal 1° novembre 1946, Angelo Ermanno Cammarata, ordinario di Filosofia del Diritto nella Facoltà di Giurisprudenza, destinato a rimanere in carica sino al 31 ottobre 1952. La linea coerentemente filoitaliana seguita dal rettore Cammarata, che si manifestava esteriormente con la esposizione del solo vessillo nazionale sugli edifici universitari, a esclusione di quello del Territorio Libero e delle Potenze occupanti, e l'affermazione costante dell'autonomia accademica, non mancarono di porlo in conflitto con le autorità di occupazione che, il 22 aprile 1947, ne disposero la revoca. L'Università venne allora presidiata dagli studenti e un tentativo di ingresso con la forza ad opera della polizia locale venne abbandonato di fronte al fermo invito del Rettore e di un groppo di docenti a ritirarsi. Le intransigenti prese di posizione del Corpo accademico contro la illegalità del provvedimento e la protesta dell'opinione pubblica cittadina e nazionale, nonché della stessa Assemblea costituente italiana, indussero infine, il 2 novembre 1947, le autorità di occupazione, a capo delle quali era nel frattempo stato posto un nuovo Comandante di Zona, a ritirare il provvedimento. Il Rettore Cammarata proseguì con coraggio nella sua azione a favore del ricongiungimento della città all'Italia: nella relazione sull'a.a. 1948-49, pronunciata il 4 dicembre 1949, avanzava per la prima volta la ben nota tesi della sopravvivenza della sovranità italiana nel territorio di Trieste, non essendosi in fatto prodotta la condizione del suo cessare, cioè la formazione del Territorio Libero di Trieste. Diversa tesi veniva nello stesso torno di tempo sviluppata da Manlio Udina, che reputava cessata la sovranità italiana per effetto del Trattato di pace, con la conseguente destinazione del territorio triestino, da considerarsi assoggettato a un regime di occupazione militare, senza essere nel frattempo soggetto a una sovranità statale, al costituendo nuovo ente o, nella ipotesi di riconosciuta impossibilità di detta soluzione, dovendosi attendere la disposizione di nuove norme a modifica del Trattato di pace. Gli eventi successivi, portando alla divisione tra amministrazione italiana e jugoslava del territorio triestino con il Memorandum di Londra del 1954, in fatto definitiva e riferentesi alla costituzione di piena sovranità territoriale come poi confermato dal Trattato di Osimo del 1975, testimoniano del maggior realismo della tesi di Udina, il che nulla toglie al valore politico oltreché ideale della tesi di Cammarata nelle circostanze in cui fu enunciata.

 

Vita, figure ed opere della Facoltà

Nel 1949 la Facoltà si insediava nei locali dell'ala sinistra del nuovo edificio centrale della città universitaria, ove ancora si svolgono le sue attività. Dopo Cammarata, essa dava di seguito ancora tre Rettori all'Università di Trieste: Rodolfo Ambrosino, Agostino Origone e Giampaolo de Ferra. Grande impulso venne dato ai programmi di sviluppo edilizio, si allacciarono solide relazioni di cooperazione scientifica con numerosi atenei esteri, si favorì l'insediamento nel territorio di importanti istituzioni di ricerca. Sin dalla fondazione la Facoltà ha tratto grande lustro dalla presenza di importanti figure di Maestri, alcuni dei quali assurti alle più alte cariche dello Stato: tra gli altri, Virgilio Andrioli (ordinario di Diritto processuale civile, divenuto vicepresidente della Corte costituzionale), Vittorio Bachelet (ordinario di diritto amministrativo, poi vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura); Giuseppe Branca (ordinario di Diritto romano, poi Presidente della Corte costituzionale); Vezio Crisafulli (ordinario di Diritto Costituzionale, poi giudice costituzionale); Livio Paladin (ordinario di Diritto costituzionale, poi Presidente della Corte costituzionale e Ministro della Repubblica); Luigi Mengoni (ordinario di Diritto civile, poi vicepresidente della Corte costituzionale); Cecilia Assanti (ordinario di Diritto del Lavoro, eletta componente del Consiglio Superiore della Magistratura); Giorgio Spangher, ordinario di Procedura penale, eletto componente del Consiglio Superiore della Magistratura). Dal 1967 veniva avviata la serie delle pubblicazioni della Facoltà, consacrata in autonoma collana per i tipi della Casa Editrice Giuffrè: il primo titolo della collana L'attività tecnica della Pubblica Amministrazione, si deve a Vittorio Bachelet, giunto a Trieste nel 1961 come incaricato di Istituzioni di Diritto pubblico e ivi divenuto professore di prima fascia di Diritto amministrativo dal 1962. Il ricordo della di lui dottrina e del sacrificio estremo per la difesa dei valori democratici - Bachelet cadeva il 12 febbraio 1980 sotto il piombo del terrorismo politico - vive perenne nella memoria della Facoltà, che gli ha dedicato la propria Sala degli Atti.

Ultimo aggiornamento: Mar, 26/07/2011 - 14:48